Live in Milan

Recensione di  Massimo Sannella/Mescalina.it

06/05/09



L'artista

e la musica



 

E’ un « Gentilhomme Italien », come mai viene definito dalla stampa internazionale, Roberto Sironi, poliedrico artista, showman, autore di canzoni, di teatro, regista e pittore, che si è conquistato sul campo la reputazione di miglior musicista “delle atmosfere retrò” qui ed oltralpe; uno che si è fatto da sé, dai piccoli locali di provincia per arrivare nella arcadia dell’Olympia de Paris. Tutto vero. Resta in ombra, nel purismo un pochetto penitenziale della critica “cantautorale”, la scintillante ironia del tocco, la fantasia apparecchiata con una leggerezza che persino Brassens avrebbe amato.

Chansonnier fuori e dentro del tempo, Sironi dimena una capacità mimetica di assorbire stili metabolizzandoli in una girandola di venti caldi, coloniali e popolari intrisi di una schietta comunicativa agrette e comique, pendula sul filo del passato e su gli strass da folies. “Live in Milan” – registrato durante un concerto al Teatro di Verdura di Milano - è l’album performance di questo straordinario crooner e del suo massimalismo orchestrale, che riconduce nell’umore artistico liberty da fin de siécle o del passaggio di due ere, fitto e trafitto di esplorazioni e traiettorie deviate; il focus dell’opera è quello della fusione tra lo slow e lo scat , accelerazioni e pathos languido, e allora si balla adagio su sensazioni Milleriane (Promenade, La nott, L’antiquario, Miranda, Showman); arrivano gli scat, i caroselli intriganti dei Caffè Parisienne di Jean Gabin (Idole), gli anni 30 del foxtrot (Bello), lo scaramouche da film muto (Belote et rebelote) cantata in milanese stretto. Un piacevolissimo “stravagario”, un cassetto dei sogni, nel quale Sironi si è imbarcato per un viaggio senza rete, un dialogo musicale incessante che riesce ad essere comunicazione empatica fatta di attimi rubati, intuizioni folgoranti: il tango sgambato (Tito), l’impalpabile vaudeville sornione (L’ultimo treno per Budapest).

Dietro i tocchi di piano, le sospensioni d’archi, i ritmi “ferroviari” tanto cari a Paolo Conte (Maigret a Milano, Gentilhomme italien,France, Bijoux et belles jambes) paiono intravedersi tracce vitali di Sidney Bechet, le dinamiche gioiose e à la page di Waller, e su tutto l’odore inconfondibile di baguette e cipria di chanteuse. Da tempo non capitava di essere avvolti e travolti da un tappeto di meraviglie agèe come in questa incisione; pagine sonore incisive e mai vacue, che si impongono per invenzione melodica, intreccio armonico e una consistenza poliritmica e scintillante a cavallo di un dialogico gioco di timbri fuoriclasse.

Un disco che parla al passato, e il presente è in quell’attitudine cool che l’artista Sironi gentilmente giostra con ironia e sapienza, quel tanto che basta (e non è poco credete) e che rende questo Cd un inestimabile tassello del paesaggio sonoro contemporaneo.

Hanno suonato: Roberto Sironi voce e chitarra, Alessandro Sironi pianoforte, tastiera e cori, Elizabeth Boudjema violino e cori, Alberto Ferrari sax alto/soprano clarinetto/basso e cori, Laurence Boiziau violoncello e cori, Andrea Mandelli sax/tenore clarinetto e cori, Andrea Ferrari sax/baritone e cori e Danilo Comerio chitarra.

“Live in Milan”: il n’est rien d’autre que le principe de je rêve.

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