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L'artista

e la musica



 

Il tuo abbandonar l’Italia che probabilmente ti stava stretta è avvenuto se non erro subito dopo aver partecipato nel 1991 al Tenco, quando il Tenco era ancora in grado di cambiare le sorti di un artista anche se già era ormai agli sgoccioli, come spieghi questa tua scelta allora davvero ardita, oggi che i tempi sono cambiati e vincere il Tenco non comporta alcun vantaggio, la consiglieresti ai tuoi giovani colleghi?


Si,è vero!...Sono partito per la Francia e ho ricominciato da zero! Dal palco dell’Ariston mi sono ritrovato in un piccolissimo caffè-teatro vicino a  Place des Vosges a Parigi, insieme a mio figlio,allora un musicista molto, molto giovane. E’ stato l’inizio di un’altra carriera, un altro modo di vivere e di interpretare questo mestiere. Oggi sono molto contento di aver fatto quella scelta, anche se è stata durissima, soprattutto ai primi tempi!

E’ inutile negare che la Francia mi ha artisticamente aiutato…E’ certamente un Paese molto attento alle nuove proposte artistiche e soprattutto, il pubblico francese è un pubblico curioso,aperto ad altri generi e stili e la figura dell’artista è ancora presente e molto viva nella loro società!... Il “ bouche à oreilles”, il passa parola, è ancora il modo più naturale per diffondere in maniera confidenziale  una novità artistica…un brusìo che di bocca in bocca trasmette una notizia…il tam tam che misteriosamente aggrega persone intorno ad un fatto o a qualcuno…in questo caso, ad un artista! E’ grazie a tutto questo che “intorno” a me si è creato un pubblico, fedele! In Italia è ancora e solo la televisione che detiene l’esclusività  della notizia  e la cultura certo non brilla di luce propria! Soprattutto quella musicale!

Quindi, per quello che possa valere la mia opinione, il mio consiglio è quello di non fermarsi mai in un posto…Ai miei giovani colleghi musicisti posso solo dire che la nostra vita è spesso legata alla geografia  degli avvenimenti che ci attendono, ad esempio i concerti! Dove? E chi lo sa!?

Un artista ha il diritto ad essere “riconosciuto” in un qualche modo, ma ha anche l’obbligo e il dovere di cercare d’imporre la propria arte ovunque, con qualsiasi mezzo!...Il fine è cercare di mettere incinta la storia e rimanere nella memoria degli altri!…Seminare arte è senza dubbio il modo migliore per avere un mondo migliore! E questo non riguarda solo i giovani artisti…ma tutti gli artisti!


Vorrei prender spunto dall’immenso tributo fatto di questi tempi alla figura di De Andrè, non trovi sia eccessiva per un artista che seppure importante è stato più interprete che autore e che, in fondo, ha tratto tanto del suo successo da altri immensi artisti tipo Georges Brassens? Mi sorge il dubbio che tutto sia legato ad una logica meramente commerciale, guarda il tributo di Fabio Fazio in tv, c’era Jovanotti, c’erano Piero Pelù e Tiziano Ferro, ma niente Max Manfredi, genovese, che con lui ha cantato una splendida “La fiera della Maddalena” e niente Francesco Baccini che aveva condiviso amicizia e qualcosa di musicalmente importante come “Genova blues”, non è scandaloso?


Beh…De Andrè ha scritto molto e come interprete è sempre stato atipico nel nostro panorama musicale! Senza dubbio è stato uno dei nostri artisti più importanti…Certo questo tributo è probabilmente discutibile, soprattutto pensando alla sua personalità e alle sue idee… Forse la scelta degli artisti chiamati a “tributare” in qualche caso, e non sono stati pochi, è molto riprovevole e imbarazzante! Tutto questo, più che eccessivo, mi ha dato l’impressione d’ingombrante!...Quasi invadente nei confronti di Fabrizio De Andrè che certamente è stato uno dei personaggi più schivi e meno populisti del nostro Paese…In Italia può veramente succedere di tutto…l’importante è che succeda alla televisione!


Sempre per distinguerci dagli altri paesi ti cito un altro esempio, il 6 gennaio del 2007  hanno compiuto lo stesso giorno 70 anni sia Adriano Celentano che Paolo Conte, il primo ha avuto l’onore di un’intera serata a lui dedicata anche perché poco dopo doveva fare l’ennesima comparsata in tv, al secondo semplice menzione all’interno delle notizie di spettacolo del telegiornale, che ne pensi?


Certe coincidenze sono per loro natura quasi comiche!...Il diavolo e l’acqua santa!...Il bianco e il nero che si incontrano in un “pomeriggio troppo azzurro”… Boutade a parte, penso che siano due grandi personaggi! Certo la differenza fra Celentano e Conte è immensa! Il primo è un artista per tutte le stagioni, il secondo può fare a meno del clima! Il populismo di Celentano è figlio di un’epoca, la nostra, che è orfana di una qualsiasi rivoluzione e che ha scelto come massimo splendore l’apoteosi dell’ovvio! Mentre la cultura per certi versi aristocratica di Conte arriva da molto lontano, da un tempo dove giustamente “si sbagliava da professionisti” e l’etica era una cosa importante! Quindi trovo del tutto naturale che la televisione, (ancora!) si occupi di Celentano e dimentichi un artista della levatura di Paolo Conte e probabilmente di altri…E’ in questa apoteosi dell’ovvio che si impedisce ad un Paese di crescere…E’ in questa ovvietà che la cultura si disperde!


E’ davvero assurdo che un artista come te, che ha riempito teatri all’estero e che è sempre stato accolto dalla stampa estera a braccia aperte, si ritrovi a cominciare praticamente dal nulla in Italia, come uno qualunque alle prime armi! Sei anche pittore, scrittore e regista cinematografico eppure è come se fossi uno sconosciuto…

Cosa ti senti di dire in proposito, può avere senso un sindacato dei musicisti che possa tutelarvi o la questione di fondo è forse che in Italia in qualsiasi settore si investe solo se c’è business? 


Esiste sempre un  legame che unisce l’indifferenza alla  disinformazione e  senza dubbio questa relazione genera aridità culturale,mancanza di curiosità, disinteresse, disattenzione …E’ vero anche  che un popolo sceglie i propri artisti! Chissà… è difficile rispondere a una domanda del genere.

Il mio è uno strano caso! Sono più conosciuto all’estero, soprattutto in Francia. Ho fatto centinaia di concerti e cantato le mie canzoni in mezza Europa accompagnato da sei, sette, otto musicisti…non saprei cosa dire! Eppure, in fondo in fondo sono una notizia!

Io so soltanto che in questi ultimi anni, con grandi sacrifici, ho portato non solo in Francia, ma anche in Inghilterra, in Germania, in Svizzera e in Belgio la Canzone d’autore italiana…la musica italiana…la lingua e la cultura del mio Paese! Come artista non potevo fare di più, visti soprattutto i mezzi che ho avuto a disposizione e le difficoltà che ho incontrate… Ogni tanto sento questa frase detta nei miei confronti: “Nemo propheta in patria”, e ho sempre l’impressione che sia una frase di circostanza e nulla più… In realtà ho una storia da raccontare e mi piacerebbe che ad ascoltarla fossero soprattutto gli italiani!

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, sicuramente il business, almeno come lo intendiamo in Italia, non aiuta certo a sviluppare progetti artistici… E  siamo ancora lontanissimi  dall’avere creato strutture, non necessariamente sindacali, che possano sostenere e tutelare nella società “l’individuo” e quindi il “cittadino”artista. E un Paese che non rispetta i propri artisti è un Paese senza futuro! *

Roberto Sironi : una storia da raccontare!



Nel brano d’apertura della registrazione live fatta al Teatro di Verdura a Milano canti “j'en ai fait des kilomètres en passant par les fenêtres, toute élégance” riferendoti a come hai cominciato cantando nei bistrot di Parigi ed è un’immagine che ti accomuna a tanti miei amici musicisti che, proprio per quattro soldi, portano in giro la loro arte, a volte coprendo solo le spese sostenute, in condizioni davvero precarie, che mi dici di questo tuo faticoso inizio di carriera?


Quando si inizia una carriera artistica le cose sono sempre complicate,difficili e molto dure! La prima  volta che ho messo i piedi ufficialmente su quello che si potrebbe definire un palcoscenico,tanti anni fa, è stata  in una riunione pugilistica…Ogni fine incontro c’ero io che cantavo,sul ring, davanti ad un pubblico di ex-pugili!…Potrei dire che è stato un inizio traumatico, un match molto duro!…Io preferisco considerarla una metafora…tutto sommato spiega bene il ruolo e la condizione di un artista e del suo mestiere nella società!

Molti infatti smettono di fare questa vita per tutti i problemi che comporta, ma quelli che restano, restano per sempre, e non necessariamente perché debbano diventare “qualcuno”! Essere o fare l’artista sono due cose completamente all’opposto,ma solo una delle due è veramente autentica e per quello che mi riguarda è la prima!

Quello che si definisce “precarietà” in realtà è la conseguenza dell’ ignoranza di un’epoca e di una società ,come quelle odierne,che obbligano l’artista e la sua arte  a vivere ai margini…La stessa musica,del resto,non è più considerata un’arte,ma una delle tante distrazioni “sociali” di cui abitualmente abbiamo bisogno…Oggi ci si nutre di suoni,sono dappertutto,quindi quello che viene a mancare è il “silenzio”,che per definizione  è l’unica chiave che può aprire la porta ad un vero ascolto della musica…quella che non è fatta solo di suoni e di volumi!

C’è troppa musica e questo surplus provoca un abbattimento della qualità ,che sommata alle carenze strutturali e culturali del circuito musicale,da come risultato una precarietà artistica che inevitabilmente e soprattutto diventa una precarietà nel mestiere! E’ evidente che in questa situazione il musicista contemporaneo, deve vivere e convivere  in questo “marasma musicale” con i mezzi che ha a disposizione, che sono sempre gli stessi,  cioè suonare o almeno cercare di farlo…molte volte, purtroppo, per quattro soldi…i soliti quattro soldi di sempre!

Intervista a Roberto Sironi a cura di Fabio Antonelli 

Diario della musica precaria / Collettivo Parini (2009)